Artista pavese che ha vissuto il lavoro come una scelta non sua, ma impostale dalla vita, un periodo d'attesa fino al momento in cui ha finalmente potuto iniziare a coltivare il suo amore per la pittura e l'arte in genere.

Ha studiato pittura e incisione presso la Scuola Civica d'Arte di Pavia con i maestri Boschetti, Bonelli e Verbena; scultura con il maestro Borghi e acquarello con la maestra Bonelli. Anche se schiva di natura, sono numerose le mostre di successo che, dal '92 al 2002, l'hanno vista protagonista alla Sala dell'Annunciata, in Santa Maria Gualtieri, alla Sala delle ninfee di Salice Terme, in numerosi locali pavesi e, nel marzo 2002, alla 1^ Biennale Internazionale d'Arte di Ferrara.

Colori acrilici, tempere e acquerelli… ma difficilmente utilizzati da soli. Con l'aiuto di un elemento tanto semplice quanto prezioso, l'acqua, ai colori vengono amalgamati anche la sabbia, il gesso, il cemento, la carta e materiali di recupero per creare opere tanto incisive quanto emozionanti.

Perché di emozioni si tratta: i quadri di quest'artista sono "emozioni su compensato", nemmeno su tela, a confermare l'originalità dell'artista.

Ama l'acqua come materia, come forma di colore in movimento… acqua che sembra sgorgare da queste opere, tanto da suscitare in chi le ammira la voglia di "entrare" nel quadro per poterla toccare. E come amante dell'acqua e "pavese convinta", non sfugge al fascino del Ticino, senza però ritrarlo con il suo classico Ponte Coperto, ma cogliendone gli aspetti naturali, le rive e i boschi, che sulla tela traduce in contrasti di luci e ombre.

Si ribella al conformismo giocando con colori e toni anche drammatici con pennellate che danno movimento ed esprimono una ricerca di libertà.

E' questo il motore che muove la vita della Gatti, sempre in cerca di forme d'espressione prive di condizionamenti.

Rifugge dal ovvio, dal tradizionale... così "sbanalizza" la comune immagine di Arlecchino e ne immortala la tristezza (celata sotto ogni maschera) trascendendo dal colore che la contraddistingue.

Schiva anche nei confronti di una realtà in cui spesso non si riconosce, trova una via di fuga e di conforto tra queste figure solitarie, fantasmi forse… che quasi sente più benevoli della società che ci circonda.